Il resto è talento #06

July 19th, 2010

Manca solo un capitolo e poi la prima bozza è finita… se volete darmi una mano a rileggere le cazzate scritte fin qui metto il download della bozza senza epilogo. Sono ben accette critiche cattive e consigli… asternersi dai complimenti!!!

Qui il download della prima bozza senza epilogo – Il resto è talento

Il_resto_è_talento_bozza

Di seguito invece il sesto capitolo.

Il resto è talento #06
di Gabriele Colombo

Parte 1

“Vieni a letto?!?”
“No Da… aspetto ancora un attimo”
Dafne quando arriviamo a casa dopo un concerto mi vorrebbe subito a letto con lei. Io però ho bisogno di un po’ per far scendere l’adrenalina della serata. Lei invece mi vorrebbe subito con lei perchè quando suono, i nostri figli dormono fuori. Prima di costruire una famiglia insieme il dopo concerto non era mai un momento intimo. Vivevo ancora con i miei. Lei viveva da sola e se andavo da lei ero talmente elettrizzato dalle emozioni del concerto che finivamo sempre per litigare e io mi addormentavo sul divano.
“Dai Giò. Non mi fare aspettare come al solito”
“Sono ancora troppo agitato per stasera. Sto per farmi una tisana. Ne vuoi un po’”
“No” Si alza. Viene in sala. Ha già capito che voglio parlare e, nonostante la vestaglia delle grandi occasioni, non sto pensando assolutamente a come festeggiare con lei questi due stupendi giorni. Sono ancora colpito da quello che è successo e dalla velocità con cui tutto si è sviluppato. La tisana in effetti è un bicchiere di Whisky invecchiato 10 anni. Mi piace bere dopo i concerti.
Io e Dafne abbiamo creato la nostra casa di produzione da circa un anno e fino ad ora tutto è andato avanti con lentezza esasperante. E ora in 3 giorni torna Davide e inventa questa nuova avventura. Ho visto giornalisti esaltati stasera. Qualcuno ha parlato di una Erikah Badu all’italiana. Nessuno si aspettava di vederci sul palco con lei. E’ stata una bomba la scelta di Davide di far trapelare tutto e di invitare gente all’ultimo momento fino a riempire il Bluenote come non lo avevo mai visto.
“Giò, vogliamo dormire qualche ora o abbiamo deciso che facciamo il dritto”
Non la ascolto. Le rispondo con un altra domanda:
“Ti ricordi com’è cominciato il tutto!?? Due anni fa”
“Quasi tre Giò. Era il 2007. Giugno del 2007. Me lo ricordo come se fosse ieri. La telefonata di Christian. Mi ha chiesto cosa ne pensava Davide della sua idea di licenziarsi e tornare a fare l’artista vero, come diceva lui.
Ad un certo punto mi ha gridato una cosa del tipo… non ho una grossa penale da pagare in fondo quindi me ne posso anche andare. Dai basta con i ricatti Dafne”.
E da li è partito il delirio. In pochi mesi ce ne siamo andati tutti e Davide è rimasto da solo con Dafne a tirare avanti la baracca fino a quando Dafne ha trovato un altro lavoro e lui ha chiuso l’etichetta ed è diventato un free lance come Mr. Wolf in Pulp Fiction.
“Senti Giò. Già che siamo in fase di amarcord ti ricordi l’ultima discussione che abbiamo avuto prima della fine definitiva della nostra storia!?? Quando eravamo da me. Dopo che per l’ennesima volta ti eri dimenticato di venire ad una festa organizzata dai miei genitori!??”
“Certo… come se fosse un film. Mi ricordo tutte le battute… vuoi metterla in scena?!? Vuoi farmi ricordare quanto ero coglione in quel periodo?!?”
“Beh una rinfrescatina non ti farebbe male” Ride. Anzi, illumina a giorno la nostra cucina. Quando ride Dafne il mondo mi sembra più bello.
Si è risvegliata ed ha abbandonato ogni intento sessuale per la notte. Sa che sono sui ricordi e che non voglio dormire. Ora parte la sua recita. Di solito quando mette in scena le nostre vecchie litigate si siede sul divano. Dice la prima battuta e poi si sposta dall’altra parte e, facendo la brutta imitazione della mia voce, recita la mia battuta.
E va avanti così solitamente finchè io non la fermo in preda ai crampi causati dalle risate. Ricordarmi quanto ero grottesco in quegli anni è terapeutico e farlo con una grassa risata ancor di più.

Mi immagino il regista che grida… motore, ciak, azione!!!
Lei ora è Dafne: “è come se tra me e te… non so, io ti chiedo delle cose che tu non puoi fare e tu mi chiedi di capire che “tu sei come sei e non puoi cambiare”. Siam fermi li, da anni ormai a giocare questo cazzo di gioco…”
Si alza. Si accomoda velocemente sul divano di fronte. Ora sta parlando come se fosse me: “beh ci provo…”
Dafne ora torno al posto di partenza e finge di incazzarsi: “basta… non me ne faccio un cazzo del tuo impegno”
Mi ricordo questo momento come uno degli episodi più difficili della nostra storia. Abbiamo litigato e da quel giorno per circa sei mesi non ci siamo più visti ne sentiti.
Ora sta di nuovo parlando come se fossi io. Per rendere più credibile la scena, oltre ad imitare la mia voce, tiene sempre la testa bassa, come faccio di solito io quando sono in difficoltà.
“Ma come cazzo faccio?!? io sono diverso da come vorresti tu”
Non si ferma e continua a mettere in scena quello spezzone del nostro film che fino a pochi minuti fa era solo parte dei miei peggiori ricordi.
Dafne: “DIVERSO!?? ma diverso da chi… da cosa… che fai quello che facevi 5 anni fa… la stessa università, lo stesso lavoro nella ditta dei tuoi per portare a casa due lire… gli stessi progetti campati per aria… e mai, dico mai, un progetto per noi due insieme!!!”
Giò: “ma cosa vorresti!?? che ti chiedessi di sposarci?!? di vivere insieme?!? fare un figlio!?? Fare un corso di Tango?!? comprare casa!?? ma fammi il piacere, che stai così bene a casa tua e io a casa mia”
Torna Dafne, si alza e un po’ si scurisce in volto. Sta pensando intensamente a quella sera, al suo dolore e la sua faccia sembra volermi ricordare le brutte cosa che ci siamo detti in quell’occasione: “Si è vero… e forse è meglio se stiamo così… ognuno a casa propria… hai ragione, siamo diversi, e allora meglio stare lontani… molto lontani.”
L’ultima battuta lei non se la ricorda mai. Io si. Fu una frase infelice e fortunatamente lei non la sentì.
“Tanto anche se stiamo vicini non potremmo durare molto… tu non mi vuoi per quello che sono”.

C’è un attimo di silenzio dopo la sua interpretazione. Poi io mi sciolgo in un sentitissimo applauso e lei mi bacia con trasporto. Le tocco la pelle calda. Liscia. Le accarezzo la parte finale della schiena. Le mie mani la fanno sussultare. Inarca la schiena e mi stringe ancora più forte. Vorrei lasciarmi andare dentro di lei ma i ricordi sono troppi e dopo poco mi stacco. Mi alzo e riparto con il mio ricordo di quel periodo così difficile.

Torno indietro di una decina d’anni. Ancora non conoscevo Dafne. ma giravo la zona a far concerti con gli amici di mio fratello Christian. Il piccolo e talentuoso Chri. Che dolore vederlo conciato così. Che strano vederlo insieme a Dario. L’uomo che ha sempre odiato. Fin dai primi concerti in cui lo abbiamo incrociato. Per quanto mi riguarda la nostra lontananza non mi sorprende. Ho sofferto molto quando me ne sono andato da lui e da tutti gli altri. Ma pensavo che al mio ritorno si potesse parlare e mettere a posto le cose. Ho sempre valutato una persona importante in relazione a quanta disponibilità ha al dialogo dopo aver fatto o subito un ingiustizia. Lui non ha mai permesso che ci fosse un confronto. Ha fatto il bambino. E io ormai son troppo vecchio per tirare tardi aspettando che le sue lune si sistemino.
Ormai non ci salutiamo da un anno. Nessuna telefonata e visite ai parenti a giorni alterni, così ben organizzate da entrambi in modo da non doverci nemmeno incontrare per sbaglio. Che poi, dato il numero esiguo di visite ai nostri genitori che Christian fa all’anno, non è un compito impossibile.
Con Luca e Davide è stato più facile. Luca ha vissuto la mia sparizione per quello che è stata… un periodo sabbatico per ricaricare le pile e cancellare i miei anni più bui. Davide non mi ha mai detto quello che pensava. Il giorno che ci siamo rivisti, a casa di Dafne, si è rivolto a me come se fosse uscito cinque minuti da casa a prendere le sigarette. Nessun rimprovero Nessuna allusione alla mia fuga. Ha ascoltato il cd e mi ha detto: “Stai facendo la storia della musica in Italia. Continua così.” E si è versato altra birra.

Davide però non mi vedeva da un po’ ed era abituato ai miei periodo bui. Li considerava la parte divertente del gioco. Luca un po’ meno. Ma li rispettava. Era stato uno degli ultimi a vedermi prima della partenza e sapeva benissimo come stavo e cosa pensavo. Eravamo a correre. Il dialogo è stato veloce. Scarno. Quasi crudele in alcune parti, soprattutto da parte mia. Lo rivivo come in un veloce spezzone di film.
Giò: l’hai sentita?!?
Luca: Si… sei un coglione, lo saI vero?!?
Giò: già
Luca: Cos’hai intenzione di fare?!?
Giò: il solito
Luca: tanto per non cambiare mai…
Giò: ha sempre funzionato… perchè non dovrebbe funzionare oggi…
Luca: perchè Lei sta cambiando
Giò: lei è sempre uguale… ci amiamo, basta quello no?!? Tu hai buttato via anni dietro a uomini peggio di me…
Luca: io infatti ho smesso di innamorarmi
Giò: che brutta cosa…
Luca: ho 27 anni… e gli ultimi 15 li ho passati a cercare di cambiare le persone che incontravo… è ora di fare altro…
Giò: te l’ha detto il tuo psicologo!?? quello che paghi per ascoltarti?!? me ne dai 50 a me e ti ascolto pure io…
Luca: stronzo…

Da li abbiamo finito la nostra corsetta. Io l’ho salutato senza grossi appuntamenti. “Ci si sente”. Ok, ho risposto io. Appena arrivato a casa ho spento il cellulare. Mandato una mail a tutti spiegando brevemente che me ne sarei andato via qualche settimana per capire cosa fare della mia vita. Mi sono portato via tutti gli strumenti musicali che avevo. Sono stato nell’isolamento più totale per il primo mese. Solo musica e quaderni pieni di parole e appunti sugli accordi. Ero a casa mia in Liguria. Christian in quella casa non ci mette quasi mai piede e in quel periodo stava ancora cercando di capire cosa stava diventando. Si era preso una sbandata per Luca. Era sposato con Margherita. Continuava a scopare ogni volta che andava in Tourneè. Davide e Dario lo mandavano in giro ogni settimana. Faceva la rockstar e si trovava da Dio in quella parte. Io invece non ce la facevo più a fare il turnista, lavorando ogni tanto nella ditta dei miei, tradendo Dafne, ipotizzando sogni di gloria che si disperdevano la mattina dopo nei mal di testa da hang over. Ero stanco di avere un’immagine futura di me che si scontrava con il Giovanni reale, un giovane trentenne stipendiato dai genitori, senza progetti concreti in mano e privo di quella voglia di rischiare che può fare la differenza. Ero stanco e sei mesi sabbatici erano il tempo minimo da dedicare ai miei sogni e alla costruzione di qualcosa di concreto su cui poggiare le basi del mio futuro. Son partito e sono tornato un uomo diverso… o meglio son tornato ad essere il Giò di qualche anno prima.

Parte 2

“Vieni a letto?!?”
“No Da… aspetto ancora un attimo”
Quando torniamo da un concerto del genere Giò passa le ore in sala. Non verrebbe mai a letto. Le emozioni lo mangiano dentro. E io non riesco ad addormentarmi senza di lui. Soprattutto dopo averlo visto sul palco. E’ proprio vedendolo sul palco che mi sono innamorato di lui.
In palchi piccoli, non di certo sul palco del Bluenote. Mi sono innamorato di lui non per il suo essere un musicista stupendo, ma per la sua sensibilità, la sua ironia e la sua decisione. Ovviamente tutte questi pregi si vedevano amplificati sul palco, ma è stato nei dolorosi 7 anni prima del nostro matrimonio che mi sono accorta che era la persona giusta, nonostante i tradimenti, le litigate e il poco tempo passato a progettare il futuro. Mi sono innamorato di lui seguendolo sui palchi scassati dei pochi locali che danno spazio ai gruppi emergenti. Ma li sono diventata quello che sono e ogni volta che ci ripenso mi emoziono e mi commuovo. Proprio i concerti nei piccoli club di provincia sono il motivo per cui ad un certo punto ho deciso di aprire un’etichetta indipendente.
Io ero una barista di uno di questi locali. Il Crazy Bull di Castellanza. Altri tempi. Il secolo scorso addirittura. Si suonava due sere a settimana dal vivo, se non ricordo male il giovedì e la domenica. E suonavano sempre gruppi di buon livello, quasi mai cover band. Li ho conosciuto Davide. Passava tutte le sere e tutte le sere chiacchierava con me. Gli stavo simpatica e lui era veramente un personaggio in quel locale. Conosceva tutti. Sapeva i nomi di tutti i gruppi e i migliori li portava lui. Anche se era molto giovane aveva già creato una piccola agenzia di eventi (ovviamente in nero… Davide ha qualche problema con le regole, da sempre) e organizzava concerti per una ventina di gruppi della zona. Tutti gruppi importanti e abbastanza affermati. Una domenica però me lo vidi arrivare con questi quattro ragazzetti…
“Lo so che sembrano dei bambini che hanno appena finito il corso di chitarra di Red Ronnie” Mi disse appena arrivato. “Ma questi sono il mio gruppo di punta e faranno strada. Il bassista è mio fratello. Gli altri due, Giò e Christian, sono fratelli e hanno fondato il gruppo. Il batterista è un genio del ritmo e questi faranno carriera. E io con loro!!!”
La sua frase non mi colpì più di tanto. A sentire lui tutti i gruppi che portava erano i migliori e avrebbero sfondato.
“Non so se faranno carriera, ma sono i più belli che hai mai portato. Tuo fratello è proprio un figo”.
“Si ma tanto è frocio”
Mi ricordo che feci una risata così rumorosa che tutto il gruppo mi guardò. Non ho altri ricordi di quelli sera, a parte il fatto che gli “Sturgius”, così si chiamavano, erano veramente bravi e di li a poco mi ritrovai a seguire quasi tutte le date dei loro concerti. Davide cominciava ad aver bisogno di una mano per gestire la mole di date ed eventi da organizzare e mi chiese di lavorare per lui. Mi pagava bene e subito. Seguivo soprattutto loro. Erano un po’ giovani ed inesperti, non sapevano per niente muoversi con i gestori dei locali ed io sono nata per contrattare. Loro avrebbero suonato gratis fino ai 40 anni. Grazie a me invece riuscivano a mangiare, bere e prendere anche qualche soldo di rimborso spese.
Se non si suonava fuori regione si partiva alle tre… e non sempre serviva partire così presto. Alle 18, se tutto andava bene, si finiva di montare tutti gli strumenti e si cominciava il sound check. Fino a quell’ora erano risate continue. Nessuno voleva sentire la tensione del concerto. Il clima era sempre disteso. Io ho sempre seguito nei minimi dettagli le operazioni fino alle 20 circa. Da li la tensione cominciava a salire e nonostante gli artisti fan di tutto per dissimularla… io la vedevo, e la vedo tuttora. La fine del sound check segnava la fine del primo tempo per quanto mi riguardava. In quella pausa di meno di un’ora prima del concerto concentravo tutte le cure amorevoli per i miei artisti. Portavo da mangiare e da bere per tutti. Seguivo i loro piccoli capricci. Preparavo l’after party, che poi non era una roba da star, ma solo quattro birre in più a testa se il gestore era contento. Se riuscivo provavo a mettere insieme due donne per Christian e Riccardo. I più interessati al genere. Con Luca avevo creato un feeling speciale per la scelta degli uomini e ogni tanto riuscivo anche a farlo contento. Giò invece era diventato “mio” già la notte del loro concerto al Crazy Bull. Nel furgoncino sporco dei suoi genitori che serviva per trasportare gli strumenti si consumò il nostro primo atto d’amore. Quella sera mi sembrò solo una gran bella scopata. Ma dopo qualche giorno mi accorsi che quel chitarrista era uno serio e di scopate fuori dai locali dove lavoravo, non se ne sarebbe più parlato. Ed ero felice. Talmente felice che per qualche anno abbandonai anche l’università. Mi diedi completamente alla musica. Mi piaceva e nonostante i dolori per la storia tormentata con Giò, fu un periodo pieno di soddisfazioni e divertimenti.

Giò, una volta raggiunto il primo embrionale successo con gli “Sturgius”, stranamente si è bloccato. Le liti tra suo fratello e Luca lo hanno mandato in crisi. Dopo un anno di relazioni conflittuali tra i due Davide si è stancato e li ha cacciati. Ha preso due musicisti spettacolari e ha preparato tutto per il loro primo cd. Giò invece, da quel giorno, ha proseguito per inerzia, facendo il turnista per molti cantanti importanti, girando l’italia accompagnando artisti di fama nazionali per dieci mesi l’anno. Non so quando e in quale punto della discussione notturna è tornato fuori il discorso degli Sturgius e di quello che avrebbero potuto fare. Ad un certo punto gli ho chiesto:
“Ma cosa ti è successo quando Christian e Luca se ne sono andati dal gruppo?!?”
“Niente. Avevamo già trovati degli ottimi sostituti e io non ero preoccupato di fallire… anzi, continuavo a pensare a come sarebbe stato quando saremmo diventati famosi e mi comportavo come se già lo fossi. Basta lavoro dai miei. Basta studio. Basta pensare a nuove evoluzioni musicali. Basta. Mi sentivo arrivato.” Si ferma, sorseggia qualcosa di superalcolico annacquato nel ghiaccio. A Giò piace bere quando finisce un concerto. Anzi, a Giò piace bere…sempre. “Il mio sogno si stava avvicinando… e che cazzo ne so. Ho avuto paura di realizzarlo. Credo. Boh. Mi sono sentito legittimato a pensare ad altro. Al cartello dell’ultimo kilometro mi sono ritirato. Ma il bello è che pensavo invece di essere ancora in corsa.”
So benissimo che tutte queste riflessioni le ha fatte in quei sei mesi da eremita. In quella casa al mare ha finalmente cominciato a chiedersi cosa doveva fare, chi voleva essere e come voleva diventare.
“Al posto di fare, seguendo l’inerzia della vita che pensavo fosse perfetta per me ho iniziato a pensare a cosa avrei voluto essere e soprattutto con chi volevo arrivarci. 10 anni di vita dietro a piccoli progetti e chimere irrealizzabili. Ma comunque avevo voglia di fare e un obiettivo. Esprimere me stesso al meglio. E lo facevo con persone che stimavo. Cazzo invece una volta perso Luca me ne sono accorto. Non ci pensavo ma facevo quella cosa perchè stavo bene con quei ragazzi. Fare quella strada fatta di sogni esagerati insieme a Davide, Luca e Riccardo era la mia vita, la forza per andare avanti”.
Mentre parla ripenso alla sensazione di quando è sparito. Da un giorno all’altro. E io mi sono sentita libera. Talmente libera che per la prima settimana ero stranamente felice e piena di energia. Mi succede spesso. Inizio a far finta di niente. Poi subentra la rabbia. La tristezza e infine la paura. La paura di restare sola. Non sapevo nulla e facevo la mia vita di lavoro e incontri casuali. Non cercavo amore… mi sembrava quasi “di combattere malattie virali” (Cit. Maxi B). Ho scoperto poi che Giò tornava una volta ogni 15 giorni per la sua terapia psicologica in centro a Milano. Arrivava in treno. Prendeva la metro. Faceva un’ora dalla sua terapeuta e poi tornava nel suo eremo al mare. Sei mesi nascosto dal mondo. E’ tornato un uomo nuovo. O meglio è ritornato il vecchio Giò. Attento agli altri, preciso negli impegni che prendeva e soprattutto creativo e originale nella musica. Mi ha conquistato appena mi ha salutato. Mi ha portato via con se. Abbiamo ascoltato il cd e parlato. Solo dopo qualche giorno abbiamo fatto di nuovo l’amore. Giò non ama fare tutto e subito. Quando desidera una cosa la prende senza fretta. Beato lui. Io mi sento una bomba a cui sta scadendo il timer. Un po’ come stasera. Finalmente, dopo due ore di chiacchiere mi bacia e dolcemente mi sfila la vestaglia. Lui è magicamente già nudo e io pure. Non ci spostiamo nemmeno in camera. Spengo la luce e ci appoggiamo delicatamente sul divano.

meditazione#03

July 18th, 2010

…ringiovanito di 16 anni per 2 ore… invecchiato subito dopo, felice di dove sono ora continuo ad essere “spinto da una sensazione più che da un’idea sensata”… per sapere dove vai, dicono, devi sapere da dove cazzo vieni.

Io vengo da qui… anzi da li.

Vengo dal non avere voglia di tornare indietro.
Vengo dall’emozionarmi a rivedere chi faceva parte del mio passato.
Vengo dall’amare il mio passato.
Vengo dal desiderare che sia così pieno di emozioni il mio futuro.

Io vengo da li… anzi da qui.

Vengo da notti sui dischi.
Vengo dal sogno di stare li sopra.
Vengo dalla consapevolezza di poter stare solo li dietro.
Vengo dalla passione non accompagnata dal talento.

Io vado li… anzi tornerò qui,

Vengo e torno al fatto che mi innamoro ogni persona che incontro.
Vengo e torno alla paura di essere quello che sono.
Vengo e torno al fatto che vorrei provarci, ma non ce la faccio.
Vengo e torno al desiderio di finire il puzzle.

Io vado… e non so quando mi fermo.
Volevo dirlo, ma mi manca il coraggio.
Sono e rimango qui.
GRAZIE

meditazione#02

June 30th, 2010

Mi sento solo.
Ho perso il controllo sulle mie scelte e ora mi trovo dove non vorrei essere.
Ho agito, perchè pensavo fosse l’unica soluzione.
Vorrei parlarti di me, ma ho l’ansia nella testa.

Vorrei essere quello che non sono.
Vorrei non averlo detto.
Vorrei avere un sogno adesso.
Vorrei avere il coraggio di ricominciare da zero.

Ripeto sempre le stesse cose. Sono noioso.

Rabbia, tristezza, paura.
E stavolta mi ha detto male.
Vorrei ripartire, ma ci vuole talento/
per non abbandonare ogni principio che difendo.

Strade nuove si lasciano dimenticare
e son difficili da reinventare
e mi sembrano facili da controllare,
nonostante la voglia di crollare.

Ripeto sempre le stesse cose. Sono noioso.

meditazione#01

June 24th, 2010

Il 4 novembre 2006 ho iniziato a fare radio con amici. Radio e “roba con la musica” la facevo da un po’, ma radio Adminchiam nasce quel giorno e diventa un progetto che per 3 anni mi ha riempito le giornate e le notti. C’ho sempre creduto, fin dalla prima registrazione fatta per caso, e per Giobberio, improvvisando “Prove tecniche di trasmissione“.
Quattro anni fa non stavo messo poi tanto meglio di oggi. Solite depressioni e solita voglia di cambiare. Quel progetto ha portato alla creazione di una associazione culturale e di una radio 24 ore su 24 fatta solo da musica Copyleft.
Ci credevo e ho fatto quello che dovevo fare perchè volevo far diventare quella radio qualcosa di serio e di grande.
Poi ho deciso che volevo fare qualcosa di mio, solo mio, e ho scritto e diretto un cortometraggio decisamente poco… poco… poco!!! Ho scoperto che i progetti solitari non so portarli avanti e che da solo non vado da nessuna parte. Ci credevo e volevo che quel corto diventasse un piccolo capolavoro.
Quindi mi sono messo a lavorare per un gruppo che potesse supportare i miei sogni e darmi stimoli per crearne di nuovi. Costruire un qualcosa di pulsante alimentato dalle idee di tutti, dando spazio, creando spazio, offrendo spazio a tutti… a quelli che ne hanno e a quelli che non ne hanno… ma lo meritano. C’ho creduto. Volevo veramente creare qualcosa di rivoluzionario per rendere il territorio dove lavoro un “pochetto” migliore.
Ma a volte ci credo solo io. Ho delle idee e se non girano come dico io, allora non gira. Mi sento inutile e tutto si blocca. Le energie si riducono e non le voglio più investire solo li… le voglio differenziare… non voglio perdere tempo…

“la vita è un frista/ e il beat non aspetta/ se hai una rima buona falla/ ma falla in fretta”.
Mi ritrovo qui a pensare… ad affogare i dispiaceri.
Penso che forse ne da solo, ne in gruppo ce la farò a fare la differenza. Penso… ma poi credo che sia difficile costruire e sia un’operazione dolorosa e spesso destinata al fallimento. Perchè costruire è sapere rinunciare alla perfezione… e io non ci so rinunciare!!!

Ho tanta energia. Non ho voglia di smettere di sognarmi diverso. Ho alcuni progetti in testa ma sono di difficile realizzazione. Sento che mi piacerebbe portarli fino in fondo, da solo però non credo di potercela fare e costruire un gruppo a mia immagine e somiglianza è lungo e molto difficile. Sono in stallo. In una limbo che si avvicina molto ad un preludio per un anno sabbatico, ma non ne ho il coraggio ne le disponibilità economiche. Ho bisogno di linfa… dalla merda nascono i fiori e io mi sento dentro al fertilizzante. C’è bisogno di tempo, ora è il tempo della semina, il raccolto fino a qui è sempre stato scarso… ma c’è tempo.

P.s. Quest’anno ho lavorato invece ad alcuni progetti che mi hanno fatto stare veramente bene e per mille ragioni mi hanno gratificato e fatto sentire bravo… un esempio!??

ECCOLO!!!

Che mondo sarebbe senza… from Gabriele Colombo ADMProd on Vimeo.

meditazionehiphop#01

June 20th, 2010

5 canzoni da ascoltare leggendo questo pezzo
ASCOLTA QUI LA PLAYLIST mentre leggi

C’è un mondo che mi separa da molti ragazzi che mi parlano di hip hop negli ultimi anni. Il mondo di chi ha visto questa cultura partire come fenomeno passeggero per pochi infottati e arrivare a suonare nelle macchine dei tamarri, finendo per fortuna, alle giostre!!! Ma cazzo… c’è sempre lo stesso amore per la musica e lo stesso amore per il boom boom cha (chico boom boom cha).
Sono sensazioni. Ma quando avevo 16 anni ascoltare hip hop era per pochi intimi. Ora si può condividere e i nomi che solo io conoscevo i ragazzi li snocciolano con una facilità che mi sorprende. E mi piace. Adoro poter parlare con un 18enne di Bassi e di quello che scrive. Raccontare le emozioni dei suoi primi album e di quando ancora studiava per diventare “sua maestà”.
Quando andavo a Milano e mi compravo i miei 5/10 dischi al mese (per alcuni periodi alla settimana), l’ora passata nel negozio era un momento di completo relax… goduria unica!!! Il ritorno era pieno di prese in giro degli amici.
“Cosa hai comprato?!? Dai fai qualche nome che ci facciamo 4 risate”
“Gatekeepaz, Asher Kuno, 13 Bastardi… poi ho preso il nuovo di Ghostface Killah e un paio di singoli”
Ecco, da li in poi le risate si facevano sempre più forti.
Ora se nomino Ape, HugaFlame, Videomind, Purple finest, Libo, Dj Fede o Palla e Lana non vedo più sguardi attoniti.

Siamo ormai alla terza generazione del rap in Italia. Io sono arrivato alla fine della prima… quella della vecchia scuola. Dopo qualche anno che ascoltavo solo boomboomcha, è arrivata la seconda, quella dell’esplosione di questa merda come espressione seria e non più da adolescenti che si menano nel backstage del palco o si insultano tramite Aelle (Alleanza latina… la prima e unica rivista italiana sulla cultura Hip hop nata, cresciuta e scomparsa negli anni 90).
Ora siamo alla maturità completa. Artisti affermati che fanno dischi di qualità e giovani affamati che sbranano ogni beat per fare strada. La qualità si impenna e io mi diverto a parlare di rap con ragazzi di 15 anni più giovani di me. Non voglio passare per spocchioso, ma solo per uno che ci ha sempre creduto e ora vede un piccolo sogno avverarsi.
“L’hip hop non è quello che fai, ma quello che sei.” (cit. Phase 2)
L’hip hop mi ha scelto.
Prima come musica, poi come cultura.
Per me è un modo di vivere. Non l’ho scelta io, l’ho incontrata ed ho capito che era quello che cercavo:
Migliorare sempre verso un livello successivo.
Rispetto.
Superare gli ostacoli e non fermarsi di fronte alle piccole difficoltà.
Evolversi ed evolvere quello che fanno gli altri.
Uscire dagli schemi e colorare fuori dai contorni.
Non essere artisti ma essere creativi. Anche solo nelle scarpe che si mettono. Apparenza si… ma grande consapevolezza interiore.
Scrivere sempre un po’ meglio.
Disegnare sempre un po’ meglio.
Mixare sempre un po’ meglio.
Ballare sempre un po’ meglio.
Quattro arti che hanno cambiato alcuni aspetti della nostra vita. Se c’è il copyleft… se sui treni ci disegnano le pubblicità… se i balletti sono così coinvolgenti… se la musica ha un suono diverso… un po’ è grazie a questa cultura. Ora mi chiedo cosa posso fare io per ricambiare tutte le belle cose che l’hip hop mi ha regalato.
Per ora “parlo” con chi ascolta questa musica e non sente la cultura. Ci sono pochi infottati del mondo immenso che ci sta dietro. Ma almeno stanno sotto i palchi. Molti ascoltano solo musica.  Ma va bene così. Servono ascoltatori e poi magari arriveranno i portatori “sani” di questa cultura.
Escono rime anche dalle mie meditazioni… significa che il fertilizzante ha fatto effetto.

A chi ascolta Bassi, Neffa o Ax… o ai più impegnati che ascoltano Clementino, Esa, Ensi… grazie!!!

p.s. Le canzoni sono:

Il meglio dal peggio – next diffusion (primo album comprato nel 94)
Nel cuore della terra – Onemic feat. Jake la furia
Ce nè – Otierre (vista live al forum di Assago)
La mia musica – Clementino (il futuro del rap)
Fino in fondo – Libo feat. Ask (amore per l’hiphop da black city)

meditazione#00

June 18th, 2010

Ho una certa consapevolezza di me e delle mie emozioni.
Sono da 7 anni in analisi da una bravissima psicologa.
Bravissima non per i risultati su di me, ma perchè mi sopporta.
Ma Bob Brezny, pochi secondi fa, in poche righe mi ha ribaltato.

Scrivo spesso per necessità.
Non per comunicare.
Comunico senza foglio di carta da mesi e il foglio di carta resta bianco.
Pure troppo bianco.

Decido troppo spesso di passare le sere e le notti a lavorare.
Decido troppo poco spesso di dedicarmi a me stesso.
Bob mi dice che devo diventare padre di me stesso.
Non sa cosa significa essere anche padre di mio padre.

Non sa cosa vuol dire scoprire i suoi errori in me.
Le sue virtù mi mancano.
I suoi errori mi stanno vicino.
Mi scaldano le notti anche se in passato le hanno bagnate.

Scrivo di giorno.
Non di notte.
Di notte preferisco avere incubi.
O annegare in un oblio fresco come la birra d’estate.

Ho la capacità di annoiare anche me stesso.
Mi stanca avere le stesse crisi.
Mi stanca non riuscire a dirlo.
Mi stanca pensarlo e non farlo.

Ho deciso di contrarre le meditazioni, scrivere meno per pensare di più.
Sto finendo il mio primo libro… ed è questione di talento.
Sono arrivato a casa e ho dovuto scrivere.
Anche i pochi che leggevano non leggeranno…

… è questione di abitudine e di ritmi serrati, anche se la musica, quella vera, si riconosce per i silenzi che provoca, non per il rumore che fa.

Il resto è talento #05

May 18th, 2010

Siamo arrivati al quinto capitolo.
Riassunto delle puntate precedenti:

1. Davide, il protagonista, aiuta la sorella in un momento di difficoltà.

2. Davide aiuta il suo vecchio amico Christian a scrivere canzoni decenti che lo possano portare a sanremo

3. Davide viene assoldato dalla sua vecchia amica Dafne per risolvere un problema di una cantante rovinata dallo stesso Christian

4. Davide risolve i problemi di Elisabetta e crea un nuovo gruppo musicale

Se volete leggere nel dettaglio andate qui

Il resto è talento #05

“Mi ero dimenticata cosa significasse prendersi delle responsabilità.”
Dico questa frase girata verso il nulla. Mi guardo intorno. Il buio a Milano è sempre meno buio che da altre parti. Ho passato una notte in macchina con Davide girando per alcuni paesini della Liguria e mi sono accorta che il buio e il silenzio a Milano sono delle chimere.
Davide non risponde anche se qualcosa potrebbe dirlo. Siamo solo io e lui in macchina, dopo due giorni intensi, due concerti e una serie infinite di risate ed emozioni. Penso sia ora di andare. Lo saluto con un bacio sulla guancia il più lontano possibile dalla sua bocca e scendo.
Ieri mattina in un attimo di pausa ho buttato giù due o tre appunti per una canzone che parlerà proprio di questo. Sono stati gli unici venti minuti passata da sola, per il resto sempre in mezzo a musicisti, giornalisti e microfoni.
Prima il concerto a Varese. Fantastico. Poi la preparazione per l’evento di Milano e la grande serata che il mio nuovo gruppo mi ha regalato. Il contratto firmato con Dafne e Giò e ora sto salendo le scale. Mi aspettano poche ore di sonno, poi domani mattina Teo si sveglierà presto e andrà al lavoro. Non è venuto alle mie serate. Ma non è una novità, non è mai venuto ed è sempre stato motivo di grossi litigi tra noi due. Stasera però, per la prima volta, questa cosa non mi è pesata. L’ho aspettato ai miei concerti per troppi anni e in quello più importante ero contenta di non averlo tra il pubblico. E sono contenta che non mi abbia nemmeno chiamata.
Lui non ama la musica e non gli piace venire ai miei concerti. All’inizio pensavo che avere un fidanzato lontano dal mio lavoro potesse essere meglio e potesse finalmente darmi degli spazi di relax, almeno a casa.
Quando l’ho incontrato era appena finita con Christian, l’ex cantante del gruppo di Davide. Volevo staccare da un mondo che mi faceva solo soffrire. Smetterla di investire tutte le energie in un progetto e su di una persona sola. Volevo cambiare e prendere nuove strade. Ho trovato lui, solido commerciale di una multinazionale e lavoratore senza sosta. Si alza tutte le mattine alle 6.30 e smette di lavorare alle sette di sera. Anche tra poche ore si alzerà presto per andare a fare una delle sue tante gare di ciclismo amatoriali che lo occupano tutte le domeniche. Non coincidevano i nostri tempi all’inizio e non coincidono ora, ma mi piaceva conoscere altri mondi e altri modi di pensare. Mi ha fatto entrare nella scuderia di Dario e mi sono messa a fare provini per le fiction tv, per i reality show e provare a sfondare nel mondo della musica pop. Mi piaceva. Avevo il mio manager, il mio team e non dovevo fare altro che parlare, cantare, essere bella e simpatica in tutti i contesti dove mi mettevano. Teo mi spingeva verso la mia “professionalizzazione”. Come la definiva lui. Non più il cantare perchè mi piaceva… “Lo devi fare perchè farai i soldi tu e sarai a capo dell’azienda che porterà il tuo nome”. Lo ascoltavo e lo seguivo. Giustificava la sua assenza ai concerti con un ragionamento da businessman:
“Io mi muovo dietro le quinte per vendere i miei prodotti e far funzionare i miei marchi… e ho successo. Tu per fare i soldi devi avere un’organizzazione perfetta. Hai bisogno di qualcuno che prepari il terreno per le tue esibizioni. Ormai non si tratta più solo di cantare. Devi essere in tv, fare delle fiction e quindi imparare a recitare, essere presente agli eventi mondani”. Ascoltavo e mi adattavo. Come mi succede spesso con gli uomini. Ma stavolta era peggio. Ero come anestetizzata… e seguivo gli ordini di Teo e Dario come un piccolo automa.  Non me ne accorgevo perchè ero innamorata di lui e dell’Elisabetta che sognavo di diventare con lui. Mi sono dimenticata che la Betti che amo è quella di qualche anno fa, che cantava per il gusto di farlo. Quella che si emoziona piangendo leggermente al primo applauso del pubblico. L’ho riscoperto ieri. L’ho sentito appena sono salita sul palco. Con quella gente seduta, al bancone, al piano rialzato. E ho smesso di amarlo. O meglio mi sono solo accorta di quello che sapevo ormai da tempo.

Entro. Tutto spento. Nemmeno la tv che spesso si dimentica accesa.
Gli piace addormentarsi sul divano, ma poi viene a letto quasi in trance lasciando tutto come se nulla fosse. Io vado su tutte le furie tutte le notti, ma lui non cambia. I miei vestiti per la notte sono sul divano. Mi cambio ed entro in camera. Ma non sento il suo respiro. Strano. Accendo la luce e lui non c’è. Chissà perchè ma non mi stupisco. Mi sembra di vedere un biglietto sul letto, ma mi accorgo subito che è un mio desiderio e non la realtà. Mi siedo. Sono contenta che sia stato lui ad andarsene. Me lo aveva sempre detto che se fosse finita, lui se ne sarebbe andato in silenzio. Mi chiedo se ho voglia di chiamarlo. Non mi rispondo subito. Prima decido di farmi una doccia. Accendo lo stereo in bagno e parte la voce di NNeka. Non ascolto le parole. Mi concentro sul basso e sull’acqua che scorre sulla mia pelle. Rientro in camera e mi sdraio sul letto ancora bagnata. Noto che ha portato via tutto quello che era suo con precisione chirurgica. Ma non avevo dubbi. E’ la persona più precisa che abbia mai conosciuto. E la più testarda. La notte che sono partita per la Liguria con Davide lui mi aveva minacciato:
“Se non torni da Dario subito e gli chiedi scusa tra noi è finita”
“Io gli devo chiedere scusa?!? A quello stronzo che mi ha fatto fuori perchè Christian non mi vuole tra i piedi a Sanremo!?? E poi io a Sanremo non ci voglio andare… non voglio fare un cazzo di quello che mi ha proposto Dario. Preferisco fare la cameriera nel bar di mio fratello. E se non sei d’accordo la porta è quella… le tue cose sai bene quali sono. Abbi solo il coraggio di non incolpare Dario per la fine della nostra storia. Sono mesi che hai un’altra… lo so benissimo.”
“Leggi troppi libri Betti.” La frase l’ha farfugliata uscendo. Non sapeva come giustificarsi e non l’ha fatto nemmeno nei giorni successivi. Da quel momento non ci siamo più visti ne sentiti. Pensavo fosse l’ultima delle tante litigate del periodo. E avevo ragione. Usciva con una delle sue tante colleghe di lavoro. Probabilmente non la prima. Ma peno sia stata la tresca più lunga dei nostri anni insieme, sicuramente. E anche quella meno nascosta. In generale non mi preoccupavo di controllare dove andava a cena o da chi riceveva i messaggi prima di andare a letto. Ma nell’ultimo periodo mi sono messa a fare più domande e le risposte erano troppo spesso stizzite o evasive. Nonostante fossi convinta del tradimento ero anche sicura che sarebbe tornato tutto come prima. Fortunatamente mi sbagliavo.
Chiudo gli occhi.  Sto bene sul mio letto da sola. Bagnata e felice. Il concerto al Bluenote è finito ormai da 5 ore. Sono le 5 e 32. Faccio ancora fatica a crederci, ma da quella litigata le cose sono andate migliorando di ora in ora. Nulla è andato storto. Tutto come in un film dove io ero regista, attrice e produttrice. Sensazioni uniche. Come unica è la sensazione del momento in cui capisci che il tuo sogno si sta avverando e adesso non puoi più scherzare. Rimane la voglia di tornare indietro, di ripartire da un nuovo sogno, di far finta di aver scherzato. Ma su tutte queste sensazioni prevale l’amore per la mia musica.

Sento l’impulso a scrivere, voglio tornare a scrivere in maniera trasparente, come le mie prime canzoni. Parlare delle cose che mi emozionano. Come quando ho composto in pochi giorni il mio primo cd.
Ripenso alle parole di Dafne appena scesa dal palco. Non le ha dette direttamente a me, ma ad un ragazzo che la stava intervistando. Ed io ero li di fianco. Quindi in qualche modo ero un complimento indirizzato a me.
“…e soprattutto è una gran cantante. Prima e dopo l’esibizione è spaventosa. Durante è addirittura superlativa. Non riesci a staccare gli occhi da lei mentre è sul palco. Sarà il nostro fiore all’occhiello e andremo a venderla in tutto il mondo. C’è bisogno di cantanti oneste e non costruite a tavolino dagli sceneggiatori.”

Fare la cantante è un gioco, penso. Farlo con passione, come mi è successo negli ultimi tre giorni, è uno spasso. E’ andare tutti i giorni al lavoro, ma fare quello che ti piace, volerlo fare sempre meglio per essere sempre meglio. Ora sto ripartendo per quel sogno. Per qualche anno il mio sogno era fare felici gli uomini che avevo intorno. Ora devo decidere se voglio seguire il sogno che mi sono costruita in pochi giorni oppure farlo diventare uno dei tanti rimpianti che lascio nel cassetto dei sogni di qualcun’altro. Mi fermo su questa frase.

Una piccola citazione da un gruppo rap, Palla&Lana, che ieri sera a Varese sono saliti sul palco e ci hanno permesso di rendere lo spettacolo qualcosa di memorabile, anche in un piccolo locale di provincia. Che poi in quel piccolo scantinato, al Twiggi, non è successo niente di speciale rispetto a quanto è stato il concerto al Bluenote poche ore fa. A Varese abbiamo suonato più del previsto, una mezzora in più grazie ad una jam session con alcuni rapper amici di Caso, che hanno allietato il pubblico mentre i miei musicisti hanno fatto vedere ai pochi giornalisti presenti cosa faranno gli “Zero” nei prossimi mesi.
Zero è il nome del gruppo. L’idea è di Luca. Ed è come al solito una bella idea.

Mi ritorna in mente il momento preciso. Chiudo gli occhi. Torno nella cucina di casa di Luca.
“Come ci chiamiamo?!?” Chiedo.
“Zero” Luca, quando da queste risposte, sembra che non abbia pensato ad altro negli ultimi giorni, ma conoscendolo ho scoperto che spesso dice la prima cosa che gli passa per la testa.
“Perfetto” Giò e Dafne esplodono insieme. “Magari ci farà qualche storia Renato, ma basta pronunciarlo all’americana e siamo a posto, piace a tutti?!?”

Mi addormento e mi risveglio poco dopo col pensiero al backstage del bluenote. Sono molto tesa. Sono vicino a Davide che mi ha fatto portare una serie di tisane tra le mie preferite. Non so come abbia fatto a sapere quali erano, ma apprezzo il gesto. Arrivano Dario con Christian e una serie infinita di personaggi poco raccomandabili. Guardano me e poi chiedono a Davide:
“Andiamo in qualche camerino”
“Non credo che i ragazzi vogliano stare tranquilli. Solo i tuoi sono tranquilli prima del concerto, ma solo perchè sono strafatti di tutte le droghe che spacci tu”. Davide è sereno in volto, non sembra abbia paura di prendere quattro pugni. Dario dice senza troppi preamboli che stasera sarà “il canto del cigno.
Farò valere i miei diritti sulla ragazza e tutto questo casino si chiuderà con lei a fare la cameriera in qualche baretto”. Dice lei con disprezzo e mi indica senza nemmeno girare la testa verso di me. In quel momento sento rabbia più per Teo che per lui. Sono amici da molti anni e si stimano reciprocamente. E’ proprio vero che gli stronzi vanno d’accordo solo con gli stronzi.
Davide gioca d’astuzia.
“Ho già la Universal pronta. E’ inutile che ti affanni. La faccenda è chiusa da prima che te ne accorgessi. Come al solito sei in ritardo.”
Lui non capisce, alza la voce. Davide accenna anche ad un contratto già pronto e ad un cd in preparazione. “Mi devi dei soldi Dario, un bel po’, farò finta di non aver mai lavorato per te in questi ultimi due anni e la ragazza rimane a me. Lei non ha firmato nulla con te, ne sono certo. Il tuo vecchio contratto vale zero con i miei legali. E soprattutto vale meno di zero se in campo entra la Universal. Simone non ha paura di te e lo sai che per mandarti a rotoli farebbe carte false”.
“Stai bluffando” Aggiunge ridendo. Christian ha gli occhi fissi al pavimento. Non mi ha ancora guardato negli occhi. Alcuni dei ragazzi dietro a Dario si stanno avvicinando. Davide tira fuori il cellulare e fa un numero come se fosse la cosa più naturale in quel momento. “Te lo sto chiamando. Vuoi parlare con lui!??”
Dario si avvicina. “Certo”
Risponde Simone. “Ciao Simo. Dario non ci crede al nostro accordo per Elisabetta. Puoi confermeglielo!??”
“Tieni stronzo” Davide gli passa il telefono. Rimane in silenzio. Saluta. Ridà il telefono a Davide con una faccia nera. Il silenzio è pesante. Giò si è messo alle spalle di Davide con il chiaro intento di non lasciarlo da solo. Luca e Riccardo sono vicino a me ma sono pronti a partire. Luca mi sposta indietro ma io torno in prima fila. Tutti questi uomini che litigano per me è quantomeno eccitante.
“Ok. La ragazza è tua”. Mi scappa da ridere, la frase mi ricorda uno di quei vecchi “spaghetti western” che mio padre vedeva con me e mio fratello a ripetizione le sere che mia madre usciva. Mi trattengo… Dario continua. “Ma il tuo nome sui pezzi di Christian non apparirà”.
“Non è mai apparso negli ultimi 20 anni, cosa cambia ora?!? Lo sai meglio di me che senza di me il tuo Rosario Miraggio del nord non sarebbe andato da nessuna parte”.
Christian alza gli occhi, finalmente. Sono rossi, probabilmente per il mix di alcol e coca degli ultimi giorni. Lo conosco bene. Quando esagera gli si legge in faccia. Fa per ruggire… ma non dice nulla.
Davide ora è spavaldo “Rimanete per il concerto, dai. Vi inviterei all’after party ma ho finito i bicchieri di carta. Avevamo anche i pennarelli per scrivere il nome come piace a te Chri. Ti ricordi alle medie?!? Sicuramente cantavi meglio di adesso…”
Si gira e se ne va. Dario si limita a salutare Davide:
“Ciao merda”
Sono sfinita. Chissà che cazzo gli ha detto Simone. Mezzora prima dell’incontro con Dario mi ha chiamato. Lo conosco da anni e mi vuole bene. Sono molto stimata nel suo team, ma non mi può di certo regalare un contratto. “Per ora” mi ha detto, “rimani con Dafne. Siamo arrivati all’accordo di lasciare questo primo cd con la loro etichetta, per poi capire cosa fare dopo.” Dopo il concerto lo incontro e scopro che al telefono ha solo aggiunto: “Tutto quello che ti ha detto Davide sul contratto tra Elisabetta e noi della Universal è vero. Ho finito ora di parlare con Dafne. Stai lontano dalla ragazza”. Un genio. Lo bacio. Poco dopo mi siedo al tavolo con gli altri del gruppo e per le successive 3 ore sarà una risata dopo l’altra. I ragazzi fanno a gara a chi dice più stronzate. Davide intrattiene noi  del gruppo e chi si siede vicino a noi con aneddoti su tutti. Parte da Luca. Passa a Giò. Distrugge Riccardo e poi passa a Caso e al suo passato da Rapper. Con noi c’è Tormento e una serie di altri rapper di Milano e dintorni. Li prende tutti in giro senza risparmiare nessuno.
“Torme, senza offesa, ma il video della mia coccinella non si poteva vedere. Tu che giri nei vicoli di Varese con dei finti negri che stanno intorno ai bidoni con il fuoco. Ma cosa sei!?? Al bronx delle Bustecche!??” Tormento ride. E’ un mio amico, da giovani abbiamo avuto una storia abbastanza lunga e siamo rimasti molto legati. Stasera me lo sono pure trovato sul palco. Il tutto ovviamente organizzato in segreto da Davide e svelatomi solo alle 21. Abbiamo cantato una cover improvvisata di un pezzo di Marvin Gaye che io e lui amiamo. “Ain’t no mountain high enough”. Quando è partita la prima nota dalla tastiera di Caso e l’ho visto spuntare da dietro il palco ho trattenuto a stento le lacrime. E poi sono ripartita con lui. Mi piace il suo modo di cantare e quando poi ha improvvisato due rime sul beat di Riccardo e Luca non ho potuto fare altro che mettermi da parte e gustarmi la jam di rapper che ha intrattenuto il pubblico per una decina di minuti.
L’idea è stata di Davide. Luca mi ha sempre detto che il sogno di suo fratello era fondere il soul suonato dal vivo con il rap e fare quello che in America hanno realizzato i Roots. Adoro la loro canzone con Erikah Badu, “You got me”. Davide pure e ha fatto un paio di mesi in giro per gli states ha seguire le esibizioni live di alcuni dei più grandi cantanti del nu-soul americano. Nonostante il suo aspetto buffo e l’atteggiamento da clown che in molti contesti lo rendono comico, è un amante della musica e un esperto di musica black.
Mi risveglio dai miei pensieri e ancora Davide sta prendendo in giro i rapper italiani. “Mi parli di risse, donne, pestaggi, droghe… ma sei cresciuto a Buguggiate. Nel ghetto di Azzate con vista sul lago!?? Ma dai…”
La discussione prosegue per qualche decina di minuti senza un senso logico.
Ad un certo punto Dafne ed io scappiamo dal tavolo in preda ad una crisi di riso e ci rintaniamo in bagno. Il locale sta chiudendo ma non credo ci faranno uscire facilmente.
“Davide è un cabarettista quando vuole” Esordisce Dafne.
“Da… ma non te l’ho mai chiesto… ma tu e Davide non avete mai avuto nessuna storia!??”
Lei ride. “Ma sei fuori!?? L’ho sempre amato alla follia ma lui non mi ha mai toccato. Io sono di Giò dal primo giorno che ci siamo incontrati. E lui non farebbe mai nulla per fare del male a Giò. Lo rispetta e lo venera da sempre. Io non c’ho mai provato ma so benissimo come andrebbe a finire. Scoppierebbe a ridere e mi verserebbe da bere”
Non so perchè glie l’ho chiesto. Sapevo già la risposta ma volevo introdurre l’argomento Davide.
“E tu?!? Vi vedrei bene insieme”
“Non credo. Io sto per chiudere con Teo e ora mi sento solo di voler stare da sola. Mi piacerebbe ma non mi sembra uno molto affidabile”
“Beh… dai racconti che ne fanno di lui però è uno che per una notte di divertimento vale il prezzo del biglietto”
Non rispondo. Rido e basta. Lei mi guarda con aria interrogativa.
“Non è mai stato portato per una storia seria. Se stai cercando l’amore della tua vita cerca altrove. Tienitelo come amico. E’ il migliore amico che puoi avere… io con lui ho sempre trovato quello che cercavo e non mi ha mai abbandonata.”
“E’ molto più difficile essere un bravo amico che non un bravo amante. Alla fine nelle storie d’amore c’è sempre l’elemento fisico che risolve molti problemi. Il sesso stempera molte differenze in amore.”
“A volte l’attrazione c’è anche tra amici, ma non si concretizza mai. Prendi me e Davide per esempio.”
Prendo tempo. Non capisco se voglio averlo come amico o come uomo della mia vita. Respiro. Mi lavo la faccia. Dafne non so cosa pensa di me e non capisco se mi vuole spingere verso Davide o tenere lontana da lui. So che mi vuole bene e potrei essere più diretta. Ma sono come al solito confusa.
“Nell’amicizia sono quello che sono e l’attrazione fisica e il sesso non me le posso giocare. Sai, nelle relazioni durature dopo un po’ vado in confusione, ma nell’amicizia sono molto più lucida. E’ come se fosse casa mia e anche se sento l’attrazione mi rintano nelle mie sicurezze e ritorno sulla strada conosciuta. So come si mantiene viva un’amicizia. Con Davide non saprei proprio come costruire qualcosa di serio senza scappare o farlo scappare. Preferisco averlo come amico o come semplice produttore”.
“Fai bene. E’ meglio così”
“Dici!??”
“No… credo che sia tu che Davide siate dei cacasotto ma ho sposato un cacasotto e so che i tempi di ognuno vanno rispettati. Se siete fatti uno per l’altra succederà o meglio, lo farete succedere. Ma se ti trovi meglio nel ruolo di amica allora… lasciamo che sia”. Sorride… e aggiunge scoppiando in una fragorosa risata “AMEN”
Io rido e esco dal bagno. Fuori ormai stiamo per andar via dal locale. Sono le 3. Le 2 ore successive me le ricordo molto meno a causa dei fumi dell’alcol che hanno alzato le già fitte tenebre nella mia testa. Mi ricordo solo il saluto di Davide. Il suo sorriso lo porto nei miei sogni. Mi addormento serena, finalmente.

meditazione hip hop #00

May 6th, 2010

Molti dicono che vengo dalla vecchia scuola
ma non hanno idea di come si faceva allora
quindi datevi una mossa perchè il tempo vola
e sparate sempre in alto anche senza pistola
dimmi baby riconoscilo in mezzo alla folla
prima c’era chi copiava, ora copia e incolla!!!

B.maestro – Vivo e vero

Ho 32 anni e ormai da quasi venti ascolto rime. Ma ho capito che in molti non hanno visto quello che ho visto io di questa cultura. In molti non hanno registrato le cassettine di venerdì reppa quando ax o esa proponevano C.R.E.A.M. o Wu tang clan ain’t nothing to fuck with.
In molti non hanno visto Aelle nelle edicole. In molti non c’erano all’hip hop village al forum quando Zona dopa faceva rappare e ballare i migliore dell’underground, bassi mi vendeva le cassette dal suo banchetto in strada e il piotta faceva cantare tutto il forum al grido: “Spingo io la robba che nun je la fai a spigne te… portame ar mare ‘ndo te pare, tanto spacco uguale!!!”.
In molti quando dici “com’è?!?” ti rispondono bene… se lo chiedi a me io ti rispondo… CE N’E’
In molti pensano a guru come alla margherita. Io penso a Gang Starr e a conosci il mio stilo. In vinile ovviamente. In molti sentono Esa ora e pensano che non sappia fare le rime. Io gli ho sentito fare così tante rime che ormai ha detto tutto e anche di più. In molti pensano che bassi sia un grande. Ma non hanno sentito le cassettine mixmen connection e quindi non sarà mai grande come penso io. Bassi è classico e lo era prima che comprassi il disco. Di molti ho smesso di comprare i dischi perchè ormai avevano raggiunto il mio paradiso… e da li non se andranno mai. In molti pensano che lo stile di quelli che scrivono ora sui muri sia evoluto… ma vaffanculo, io ho visto phase 2 e il suo muro al zona dopa e la cadorna devastata. Possono cancellarli ma non me li toglieranno mai dal cuore. In molti pensano che i Club Dogo fanno brutto e l’hip hop in italia sono loro. A me mi hanno fatto la macchina per Mi fist… e non era masterizzato e nemmeno scaricato. In molti pensano ai sangue misto come la storia. Io c’ero e se fai parte della storia non ti rendi conto di quello che stai facendo. Vedere Next One ballare e pensare che sei fortunato. Non ho mai scritto. Ho solo ascoltato e ho vissuto da dentro questa cultura che mi ha cambiato. Dentro e da dentro. Chiediti se è l’hip hop che ha scelto te o sei tu hai scelto l’hip hop. Io sono stato scelto. Nella notte del venerdì mentre Meth cantava: “CASH RULES EVERYTHING AROUND ME” e SXM girava insieme a To the next dance nel mio stereo. Quando l’odio era pieno e dalla sede l’avevo in cassetta. Quando Supa era un balordo e Vacca era sotto il palco come me.

Voglio fare un documentario su questa cultura. Nessuno lo racconta e la storia si perde nel fumo di un tempo troppo drogato. Non voglio perdere quello che mi ha reso così… ci proverò!!!

Illegal Video – Illegal Project

April 27th, 2010

Ci pensavo come al solito da mesi. Poi vecchie immagini che non avevano un senso senza una colonna sonora e una colonna sonora uscita da poco che appena entrata nelle mie orecchie si è trasformata in immagini. Come dire: la musica giusta al momento giusto.

Si parla di ingratitudine. E da frustrato per ingratitudini continue non potevo non esserne toccato. Parole per me di gran spessore quelle di Esa. E ci volevano immagini che rendessero quella sensazione strana che da il non sentirsi dire Grazie.

Ma stavolta a chi non riconosce il mio percorso… non rispondo con rabbia. Ma alzo il livello. Immagini lente e desolate. Un ragazzo che skata… nemmeno troppo bravo nel fare quello che fa. Ma lo fa con passione. Da solo. A -1° e senza nessun obiettivo se non quello di sfogarsi e di sfogare la propria creatività. Le luci e la videocamera fanno il resto. A me piace. Non mi hanno dato nessuna autorizzazione per farlo. Ma la musica spesso si lega ad immagini e non la togli più da quei fotogrammi. Questo è il mio modo per essere grato ad Esa. So che Andrea, l’attore del video, lo è come me… e come me ascolta con gli occhi e con il cuore (E a volte anche con gli occhi del cuore :D ).

Ecco il video, se vi piace condividete…

Co_Lab – Contribuite con idee!!!

April 18th, 2010

Co_lab

Finalità generale del progetto
Riassumere in un unico contenitore fisico e virtuale spazi condivisi tra giovani e meno giovani per produrre contenuti culturali da condividere liberamente con il territorio. La proposta di Co-lab vuole essere quella di un Laboratorio della Collaborazione dove persone ed idee utilizzano gli spazi messi a disposizione per rendere concreti i progetti di chiunque abbia delle idee.
Si parte dal presupposto che uno spazio attrezzato dove portare la propria creatività e le proprie opere, per esporle o condividerle, possa far crescere le capacità progettuali, migliorare con il confronto l’idea iniziale e supportare con strumenti pratici le idee e il desiderio di realizzare quanto ogni persona immagina.

Cosa si vuole creare:
un open space di accoglienza che vuole essere un atelier della collaborazione, dove poter esporre le proprie opere (fotografiche, pittoriche, letterarie o quantaltro)
una sala multimediale dove poter realizzare le post produzioni audio e video ai lavori pensati e realizzati dagli utenti di Co-Lab e per tutti gli studi grafici destinati alla promozione delle opere che verranno ospitate da Co-Lab
un piccolo studio radiofonico dal quale trasmettere programmi ideati dagli utenti, realizzare interviste, promuovere le opere di chi partecipa a Co-Lab e altro, il tutto verrà trasmesso via web
uno spazio libero per le riunioni delle associazioni di volontariato o culturali del territorio
un locale attrezzato per laboratori di produzione musicale per stimolare esperimenti artistici che nascano dalla contaminazione delle diversità
un’area specifica per la consulenza sul lavoro, sull’imprenditoria giovanile e sul reperimento di finanziamenti grazie a contributi locali, statali o europei

Dove?!?
Lo spazio deve nascere a Varese, in zona centrale sfruttando negozi che si sono svuotati a causa della crisi e diventare risorsa per il territorio, partendo da una rete di associazioni e gruppi giovanili che devono popolare lo spazio e promuoverlo sul territorio.

Idea di
Gabriele Colombo