Il resto è talento #06
July 19th, 2010Manca solo un capitolo e poi la prima bozza è finita… se volete darmi una mano a rileggere le cazzate scritte fin qui metto il download della bozza senza epilogo. Sono ben accette critiche cattive e consigli… asternersi dai complimenti!!!
Qui il download della prima bozza senza epilogo – Il resto è talento
Di seguito invece il sesto capitolo.
Il resto è talento #06
di Gabriele Colombo
Parte 1
“Vieni a letto?!?”
“No Da… aspetto ancora un attimo”
Dafne quando arriviamo a casa dopo un concerto mi vorrebbe subito a letto con lei. Io però ho bisogno di un po’ per far scendere l’adrenalina della serata. Lei invece mi vorrebbe subito con lei perchè quando suono, i nostri figli dormono fuori. Prima di costruire una famiglia insieme il dopo concerto non era mai un momento intimo. Vivevo ancora con i miei. Lei viveva da sola e se andavo da lei ero talmente elettrizzato dalle emozioni del concerto che finivamo sempre per litigare e io mi addormentavo sul divano.
“Dai Giò. Non mi fare aspettare come al solito”
“Sono ancora troppo agitato per stasera. Sto per farmi una tisana. Ne vuoi un po’”
“No” Si alza. Viene in sala. Ha già capito che voglio parlare e, nonostante la vestaglia delle grandi occasioni, non sto pensando assolutamente a come festeggiare con lei questi due stupendi giorni. Sono ancora colpito da quello che è successo e dalla velocità con cui tutto si è sviluppato. La tisana in effetti è un bicchiere di Whisky invecchiato 10 anni. Mi piace bere dopo i concerti.
Io e Dafne abbiamo creato la nostra casa di produzione da circa un anno e fino ad ora tutto è andato avanti con lentezza esasperante. E ora in 3 giorni torna Davide e inventa questa nuova avventura. Ho visto giornalisti esaltati stasera. Qualcuno ha parlato di una Erikah Badu all’italiana. Nessuno si aspettava di vederci sul palco con lei. E’ stata una bomba la scelta di Davide di far trapelare tutto e di invitare gente all’ultimo momento fino a riempire il Bluenote come non lo avevo mai visto.
“Giò, vogliamo dormire qualche ora o abbiamo deciso che facciamo il dritto”
Non la ascolto. Le rispondo con un altra domanda:
“Ti ricordi com’è cominciato il tutto!?? Due anni fa”
“Quasi tre Giò. Era il 2007. Giugno del 2007. Me lo ricordo come se fosse ieri. La telefonata di Christian. Mi ha chiesto cosa ne pensava Davide della sua idea di licenziarsi e tornare a fare l’artista vero, come diceva lui.
Ad un certo punto mi ha gridato una cosa del tipo… non ho una grossa penale da pagare in fondo quindi me ne posso anche andare. Dai basta con i ricatti Dafne”.
E da li è partito il delirio. In pochi mesi ce ne siamo andati tutti e Davide è rimasto da solo con Dafne a tirare avanti la baracca fino a quando Dafne ha trovato un altro lavoro e lui ha chiuso l’etichetta ed è diventato un free lance come Mr. Wolf in Pulp Fiction.
“Senti Giò. Già che siamo in fase di amarcord ti ricordi l’ultima discussione che abbiamo avuto prima della fine definitiva della nostra storia!?? Quando eravamo da me. Dopo che per l’ennesima volta ti eri dimenticato di venire ad una festa organizzata dai miei genitori!??”
“Certo… come se fosse un film. Mi ricordo tutte le battute… vuoi metterla in scena?!? Vuoi farmi ricordare quanto ero coglione in quel periodo?!?”
“Beh una rinfrescatina non ti farebbe male” Ride. Anzi, illumina a giorno la nostra cucina. Quando ride Dafne il mondo mi sembra più bello.
Si è risvegliata ed ha abbandonato ogni intento sessuale per la notte. Sa che sono sui ricordi e che non voglio dormire. Ora parte la sua recita. Di solito quando mette in scena le nostre vecchie litigate si siede sul divano. Dice la prima battuta e poi si sposta dall’altra parte e, facendo la brutta imitazione della mia voce, recita la mia battuta.
E va avanti così solitamente finchè io non la fermo in preda ai crampi causati dalle risate. Ricordarmi quanto ero grottesco in quegli anni è terapeutico e farlo con una grassa risata ancor di più.
Mi immagino il regista che grida… motore, ciak, azione!!!
Lei ora è Dafne: “è come se tra me e te… non so, io ti chiedo delle cose che tu non puoi fare e tu mi chiedi di capire che “tu sei come sei e non puoi cambiare”. Siam fermi li, da anni ormai a giocare questo cazzo di gioco…”
Si alza. Si accomoda velocemente sul divano di fronte. Ora sta parlando come se fosse me: “beh ci provo…”
Dafne ora torno al posto di partenza e finge di incazzarsi: “basta… non me ne faccio un cazzo del tuo impegno”
Mi ricordo questo momento come uno degli episodi più difficili della nostra storia. Abbiamo litigato e da quel giorno per circa sei mesi non ci siamo più visti ne sentiti.
Ora sta di nuovo parlando come se fossi io. Per rendere più credibile la scena, oltre ad imitare la mia voce, tiene sempre la testa bassa, come faccio di solito io quando sono in difficoltà.
“Ma come cazzo faccio?!? io sono diverso da come vorresti tu”
Non si ferma e continua a mettere in scena quello spezzone del nostro film che fino a pochi minuti fa era solo parte dei miei peggiori ricordi.
Dafne: “DIVERSO!?? ma diverso da chi… da cosa… che fai quello che facevi 5 anni fa… la stessa università, lo stesso lavoro nella ditta dei tuoi per portare a casa due lire… gli stessi progetti campati per aria… e mai, dico mai, un progetto per noi due insieme!!!”
Giò: “ma cosa vorresti!?? che ti chiedessi di sposarci?!? di vivere insieme?!? fare un figlio!?? Fare un corso di Tango?!? comprare casa!?? ma fammi il piacere, che stai così bene a casa tua e io a casa mia”
Torna Dafne, si alza e un po’ si scurisce in volto. Sta pensando intensamente a quella sera, al suo dolore e la sua faccia sembra volermi ricordare le brutte cosa che ci siamo detti in quell’occasione: “Si è vero… e forse è meglio se stiamo così… ognuno a casa propria… hai ragione, siamo diversi, e allora meglio stare lontani… molto lontani.”
L’ultima battuta lei non se la ricorda mai. Io si. Fu una frase infelice e fortunatamente lei non la sentì.
“Tanto anche se stiamo vicini non potremmo durare molto… tu non mi vuoi per quello che sono”.
C’è un attimo di silenzio dopo la sua interpretazione. Poi io mi sciolgo in un sentitissimo applauso e lei mi bacia con trasporto. Le tocco la pelle calda. Liscia. Le accarezzo la parte finale della schiena. Le mie mani la fanno sussultare. Inarca la schiena e mi stringe ancora più forte. Vorrei lasciarmi andare dentro di lei ma i ricordi sono troppi e dopo poco mi stacco. Mi alzo e riparto con il mio ricordo di quel periodo così difficile.
Torno indietro di una decina d’anni. Ancora non conoscevo Dafne. ma giravo la zona a far concerti con gli amici di mio fratello Christian. Il piccolo e talentuoso Chri. Che dolore vederlo conciato così. Che strano vederlo insieme a Dario. L’uomo che ha sempre odiato. Fin dai primi concerti in cui lo abbiamo incrociato. Per quanto mi riguarda la nostra lontananza non mi sorprende. Ho sofferto molto quando me ne sono andato da lui e da tutti gli altri. Ma pensavo che al mio ritorno si potesse parlare e mettere a posto le cose. Ho sempre valutato una persona importante in relazione a quanta disponibilità ha al dialogo dopo aver fatto o subito un ingiustizia. Lui non ha mai permesso che ci fosse un confronto. Ha fatto il bambino. E io ormai son troppo vecchio per tirare tardi aspettando che le sue lune si sistemino.
Ormai non ci salutiamo da un anno. Nessuna telefonata e visite ai parenti a giorni alterni, così ben organizzate da entrambi in modo da non doverci nemmeno incontrare per sbaglio. Che poi, dato il numero esiguo di visite ai nostri genitori che Christian fa all’anno, non è un compito impossibile.
Con Luca e Davide è stato più facile. Luca ha vissuto la mia sparizione per quello che è stata… un periodo sabbatico per ricaricare le pile e cancellare i miei anni più bui. Davide non mi ha mai detto quello che pensava. Il giorno che ci siamo rivisti, a casa di Dafne, si è rivolto a me come se fosse uscito cinque minuti da casa a prendere le sigarette. Nessun rimprovero Nessuna allusione alla mia fuga. Ha ascoltato il cd e mi ha detto: “Stai facendo la storia della musica in Italia. Continua così.” E si è versato altra birra.
Davide però non mi vedeva da un po’ ed era abituato ai miei periodo bui. Li considerava la parte divertente del gioco. Luca un po’ meno. Ma li rispettava. Era stato uno degli ultimi a vedermi prima della partenza e sapeva benissimo come stavo e cosa pensavo. Eravamo a correre. Il dialogo è stato veloce. Scarno. Quasi crudele in alcune parti, soprattutto da parte mia. Lo rivivo come in un veloce spezzone di film.
Giò: l’hai sentita?!?
Luca: Si… sei un coglione, lo saI vero?!?
Giò: già
Luca: Cos’hai intenzione di fare?!?
Giò: il solito
Luca: tanto per non cambiare mai…
Giò: ha sempre funzionato… perchè non dovrebbe funzionare oggi…
Luca: perchè Lei sta cambiando
Giò: lei è sempre uguale… ci amiamo, basta quello no?!? Tu hai buttato via anni dietro a uomini peggio di me…
Luca: io infatti ho smesso di innamorarmi
Giò: che brutta cosa…
Luca: ho 27 anni… e gli ultimi 15 li ho passati a cercare di cambiare le persone che incontravo… è ora di fare altro…
Giò: te l’ha detto il tuo psicologo!?? quello che paghi per ascoltarti?!? me ne dai 50 a me e ti ascolto pure io…
Luca: stronzo…
Da li abbiamo finito la nostra corsetta. Io l’ho salutato senza grossi appuntamenti. “Ci si sente”. Ok, ho risposto io. Appena arrivato a casa ho spento il cellulare. Mandato una mail a tutti spiegando brevemente che me ne sarei andato via qualche settimana per capire cosa fare della mia vita. Mi sono portato via tutti gli strumenti musicali che avevo. Sono stato nell’isolamento più totale per il primo mese. Solo musica e quaderni pieni di parole e appunti sugli accordi. Ero a casa mia in Liguria. Christian in quella casa non ci mette quasi mai piede e in quel periodo stava ancora cercando di capire cosa stava diventando. Si era preso una sbandata per Luca. Era sposato con Margherita. Continuava a scopare ogni volta che andava in Tourneè. Davide e Dario lo mandavano in giro ogni settimana. Faceva la rockstar e si trovava da Dio in quella parte. Io invece non ce la facevo più a fare il turnista, lavorando ogni tanto nella ditta dei miei, tradendo Dafne, ipotizzando sogni di gloria che si disperdevano la mattina dopo nei mal di testa da hang over. Ero stanco di avere un’immagine futura di me che si scontrava con il Giovanni reale, un giovane trentenne stipendiato dai genitori, senza progetti concreti in mano e privo di quella voglia di rischiare che può fare la differenza. Ero stanco e sei mesi sabbatici erano il tempo minimo da dedicare ai miei sogni e alla costruzione di qualcosa di concreto su cui poggiare le basi del mio futuro. Son partito e sono tornato un uomo diverso… o meglio son tornato ad essere il Giò di qualche anno prima.
Parte 2
“Vieni a letto?!?”
“No Da… aspetto ancora un attimo”
Quando torniamo da un concerto del genere Giò passa le ore in sala. Non verrebbe mai a letto. Le emozioni lo mangiano dentro. E io non riesco ad addormentarmi senza di lui. Soprattutto dopo averlo visto sul palco. E’ proprio vedendolo sul palco che mi sono innamorato di lui.
In palchi piccoli, non di certo sul palco del Bluenote. Mi sono innamorato di lui non per il suo essere un musicista stupendo, ma per la sua sensibilità, la sua ironia e la sua decisione. Ovviamente tutte questi pregi si vedevano amplificati sul palco, ma è stato nei dolorosi 7 anni prima del nostro matrimonio che mi sono accorta che era la persona giusta, nonostante i tradimenti, le litigate e il poco tempo passato a progettare il futuro. Mi sono innamorato di lui seguendolo sui palchi scassati dei pochi locali che danno spazio ai gruppi emergenti. Ma li sono diventata quello che sono e ogni volta che ci ripenso mi emoziono e mi commuovo. Proprio i concerti nei piccoli club di provincia sono il motivo per cui ad un certo punto ho deciso di aprire un’etichetta indipendente.
Io ero una barista di uno di questi locali. Il Crazy Bull di Castellanza. Altri tempi. Il secolo scorso addirittura. Si suonava due sere a settimana dal vivo, se non ricordo male il giovedì e la domenica. E suonavano sempre gruppi di buon livello, quasi mai cover band. Li ho conosciuto Davide. Passava tutte le sere e tutte le sere chiacchierava con me. Gli stavo simpatica e lui era veramente un personaggio in quel locale. Conosceva tutti. Sapeva i nomi di tutti i gruppi e i migliori li portava lui. Anche se era molto giovane aveva già creato una piccola agenzia di eventi (ovviamente in nero… Davide ha qualche problema con le regole, da sempre) e organizzava concerti per una ventina di gruppi della zona. Tutti gruppi importanti e abbastanza affermati. Una domenica però me lo vidi arrivare con questi quattro ragazzetti…
“Lo so che sembrano dei bambini che hanno appena finito il corso di chitarra di Red Ronnie” Mi disse appena arrivato. “Ma questi sono il mio gruppo di punta e faranno strada. Il bassista è mio fratello. Gli altri due, Giò e Christian, sono fratelli e hanno fondato il gruppo. Il batterista è un genio del ritmo e questi faranno carriera. E io con loro!!!”
La sua frase non mi colpì più di tanto. A sentire lui tutti i gruppi che portava erano i migliori e avrebbero sfondato.
“Non so se faranno carriera, ma sono i più belli che hai mai portato. Tuo fratello è proprio un figo”.
“Si ma tanto è frocio”
Mi ricordo che feci una risata così rumorosa che tutto il gruppo mi guardò. Non ho altri ricordi di quelli sera, a parte il fatto che gli “Sturgius”, così si chiamavano, erano veramente bravi e di li a poco mi ritrovai a seguire quasi tutte le date dei loro concerti. Davide cominciava ad aver bisogno di una mano per gestire la mole di date ed eventi da organizzare e mi chiese di lavorare per lui. Mi pagava bene e subito. Seguivo soprattutto loro. Erano un po’ giovani ed inesperti, non sapevano per niente muoversi con i gestori dei locali ed io sono nata per contrattare. Loro avrebbero suonato gratis fino ai 40 anni. Grazie a me invece riuscivano a mangiare, bere e prendere anche qualche soldo di rimborso spese.
Se non si suonava fuori regione si partiva alle tre… e non sempre serviva partire così presto. Alle 18, se tutto andava bene, si finiva di montare tutti gli strumenti e si cominciava il sound check. Fino a quell’ora erano risate continue. Nessuno voleva sentire la tensione del concerto. Il clima era sempre disteso. Io ho sempre seguito nei minimi dettagli le operazioni fino alle 20 circa. Da li la tensione cominciava a salire e nonostante gli artisti fan di tutto per dissimularla… io la vedevo, e la vedo tuttora. La fine del sound check segnava la fine del primo tempo per quanto mi riguardava. In quella pausa di meno di un’ora prima del concerto concentravo tutte le cure amorevoli per i miei artisti. Portavo da mangiare e da bere per tutti. Seguivo i loro piccoli capricci. Preparavo l’after party, che poi non era una roba da star, ma solo quattro birre in più a testa se il gestore era contento. Se riuscivo provavo a mettere insieme due donne per Christian e Riccardo. I più interessati al genere. Con Luca avevo creato un feeling speciale per la scelta degli uomini e ogni tanto riuscivo anche a farlo contento. Giò invece era diventato “mio” già la notte del loro concerto al Crazy Bull. Nel furgoncino sporco dei suoi genitori che serviva per trasportare gli strumenti si consumò il nostro primo atto d’amore. Quella sera mi sembrò solo una gran bella scopata. Ma dopo qualche giorno mi accorsi che quel chitarrista era uno serio e di scopate fuori dai locali dove lavoravo, non se ne sarebbe più parlato. Ed ero felice. Talmente felice che per qualche anno abbandonai anche l’università. Mi diedi completamente alla musica. Mi piaceva e nonostante i dolori per la storia tormentata con Giò, fu un periodo pieno di soddisfazioni e divertimenti.
Giò, una volta raggiunto il primo embrionale successo con gli “Sturgius”, stranamente si è bloccato. Le liti tra suo fratello e Luca lo hanno mandato in crisi. Dopo un anno di relazioni conflittuali tra i due Davide si è stancato e li ha cacciati. Ha preso due musicisti spettacolari e ha preparato tutto per il loro primo cd. Giò invece, da quel giorno, ha proseguito per inerzia, facendo il turnista per molti cantanti importanti, girando l’italia accompagnando artisti di fama nazionali per dieci mesi l’anno. Non so quando e in quale punto della discussione notturna è tornato fuori il discorso degli Sturgius e di quello che avrebbero potuto fare. Ad un certo punto gli ho chiesto:
“Ma cosa ti è successo quando Christian e Luca se ne sono andati dal gruppo?!?”
“Niente. Avevamo già trovati degli ottimi sostituti e io non ero preoccupato di fallire… anzi, continuavo a pensare a come sarebbe stato quando saremmo diventati famosi e mi comportavo come se già lo fossi. Basta lavoro dai miei. Basta studio. Basta pensare a nuove evoluzioni musicali. Basta. Mi sentivo arrivato.” Si ferma, sorseggia qualcosa di superalcolico annacquato nel ghiaccio. A Giò piace bere quando finisce un concerto. Anzi, a Giò piace bere…sempre. “Il mio sogno si stava avvicinando… e che cazzo ne so. Ho avuto paura di realizzarlo. Credo. Boh. Mi sono sentito legittimato a pensare ad altro. Al cartello dell’ultimo kilometro mi sono ritirato. Ma il bello è che pensavo invece di essere ancora in corsa.”
So benissimo che tutte queste riflessioni le ha fatte in quei sei mesi da eremita. In quella casa al mare ha finalmente cominciato a chiedersi cosa doveva fare, chi voleva essere e come voleva diventare.
“Al posto di fare, seguendo l’inerzia della vita che pensavo fosse perfetta per me ho iniziato a pensare a cosa avrei voluto essere e soprattutto con chi volevo arrivarci. 10 anni di vita dietro a piccoli progetti e chimere irrealizzabili. Ma comunque avevo voglia di fare e un obiettivo. Esprimere me stesso al meglio. E lo facevo con persone che stimavo. Cazzo invece una volta perso Luca me ne sono accorto. Non ci pensavo ma facevo quella cosa perchè stavo bene con quei ragazzi. Fare quella strada fatta di sogni esagerati insieme a Davide, Luca e Riccardo era la mia vita, la forza per andare avanti”.
Mentre parla ripenso alla sensazione di quando è sparito. Da un giorno all’altro. E io mi sono sentita libera. Talmente libera che per la prima settimana ero stranamente felice e piena di energia. Mi succede spesso. Inizio a far finta di niente. Poi subentra la rabbia. La tristezza e infine la paura. La paura di restare sola. Non sapevo nulla e facevo la mia vita di lavoro e incontri casuali. Non cercavo amore… mi sembrava quasi “di combattere malattie virali” (Cit. Maxi B). Ho scoperto poi che Giò tornava una volta ogni 15 giorni per la sua terapia psicologica in centro a Milano. Arrivava in treno. Prendeva la metro. Faceva un’ora dalla sua terapeuta e poi tornava nel suo eremo al mare. Sei mesi nascosto dal mondo. E’ tornato un uomo nuovo. O meglio è ritornato il vecchio Giò. Attento agli altri, preciso negli impegni che prendeva e soprattutto creativo e originale nella musica. Mi ha conquistato appena mi ha salutato. Mi ha portato via con se. Abbiamo ascoltato il cd e parlato. Solo dopo qualche giorno abbiamo fatto di nuovo l’amore. Giò non ama fare tutto e subito. Quando desidera una cosa la prende senza fretta. Beato lui. Io mi sento una bomba a cui sta scadendo il timer. Un po’ come stasera. Finalmente, dopo due ore di chiacchiere mi bacia e dolcemente mi sfila la vestaglia. Lui è magicamente già nudo e io pure. Non ci spostiamo nemmeno in camera. Spengo la luce e ci appoggiamo delicatamente sul divano.